sabato 16 giugno 2018

La terra dell'abbastanza

firmano La Terra dell’abbastanza come Fratelli D’Innocenzo, Damiano e Fabio D'Innocenzo, gemelli trentenni di Tor Bella Monaca perché volevano un nome “da officina meccanica o da pastificio”. Il film ha una trama semplice, inesorabile, e neppure una sbavatura. La prima volta che li vediamo Manolo e Mirko sono in macchina, mangiano sgangheratamente panini con scarola, ridono e si lamentano della scuola alberghiera. È notte e Mirko, non vedendo l’uomo che furtivo attraversa la strada, lo investe. I due decidono di scappare e di raccontare tutto al padre di Manolo. Questo (Max Tortora, per una volta efficace e misurato) prima li esorta a non dire niente a nessuno, poi, quando scopre per caso che l’ucciso era un informatore ricercato dal boss locale, gongola per l’occasione che ha il figlio di venir accettato dal clan. Manolo diventa un delinquente e Mirko lo segue a ruota, entusiasta dei soldi facili e non troppo a disagio con la pistola in mano. La loro discesa agli inferi è raccontata attraverso momenti emblematici: Mirko perde la confidenza con la giovane madre a cui era legatissimo e perde il rapporto con la fidanzata perché non riesce più fare l’amore con lei dopo aver passato la giornata a distribuire preservativi alle ragazze che si prostituiscono. Una fotografia livida, primi piani strettissimi. La gioventù criminale è stata raccontata in tanti modi: i D'Innocenzo scelgono il punto di vista di due che si perdono per colpa del caso e della loro amicizia.

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