venerdì 14 dicembre 2018

voglia di spensieratezza

non bastavano la crisi coniugale, il seno spappolato, l'operazione del marito, il nuovo portale rai, la fiera dei piccoli editori, il traffico impazzito, ci si mette anche il figlio offeso perché non ho gradito l'sms con cui chiedeva di mandare un bonifico a un suo amico per la casa di capodanno a Madrid. L'unico vantaggio di periodi come questi è che un chiodo scaccia l'altro, non sai per cosa disperarti e alla fine di disperarti non hai più nessuna voglia.

giovedì 13 dicembre 2018

Ride


un operaio muore in fabbrica. Ride, il primo film di Valerio Mastandrea racconta come viene affrontato il giorno prima del suo funerale dalla giovane vedova, dal figlio e dal padre. Lei, ancora incredula, si sforza di piangere: ascolta la musica che amavano, apparecchia il suo posto a tavola, guarda le fotografie, ma mantiene gli occhi asciutti e si sente anomala, sbagliata. In più (e questa mi è parsa la parte più riuscita del film) le tocca subire un’assurda sequenza di visite: la fidanzata del marito dai tempi del liceo che si dispera platealmente e vorrebbe che lei mettesse sulla tomba la foto di loro due; una coppia di amici che le annuncia di essersi separata e le dice, almeno voi non vi separerete mai; una vicina che la trucca perché sia la più bella durante la cerimonia. Intanto il ragazzino si prepara con un amico per le domande dei giornalisti con la scusa di far colpo su una coetanea, mentre cerca solo di arginare il dolore, e il nonno sindacalista va a pesca con un amico infartuato, pieno di angoscia per la perdita del figlio e per l’inutilità delle lotte fatte in fabbrica. Poi ci sono i difetti del film: troppe sottolineature, troppi sottofinali e la storia del “fratello cattivo” interpretato da Stefano Dionisi che si poteva saltare. Bella la scelta dell’ambientazione a Nettuno, con un mare livido e un piccolo paese a far da sfondo alla tragedia.

martedì 11 dicembre 2018

Il delitto di Agora


un caso di cronaca nera avvenuto nel 1996, una coppia di giovani fidanzati trovati uccisi in casa di lui con un numero impressionante di coltellate, è al centro del romanzo di Antonio Pennacchi, Il delitto di Agora, pubblicato da Mondadori. Pennacchi è tornato sul suo libro del 98’, Una nuvola rossa (espressione che si riferisce al raptus assassino e che è rimasta come sottotitolo), e lo ha riscritto, cambiando il finale, e mantenendo come bussola “l’angosciosa suggestione dell’inconoscibilità del reale”. Lavora soprattutto sui verbali della polizia Pennacchi, affascinato dal loro linguaggio burocratico e impersonale, e sulla scorta di questi s’inoltra sulla scena del duplice omicidio, ricostruisce i movimenti di Emanuele e Loredana, la loro rete di amicizie e inimicizie, la ridda di testimonianze contrastanti raccolte nei giorni successivi. Dal groviglio di possibili moventi di amici, parenti e conoscenti delle vittime (droga, gelosia, torbidi segreti, soldi, vendetta) il narratore si allontana per raccontarci le origini dei luoghi e le leggende a questi legati, per introdurre le figure del Penalista e dello psicoanalista con cui si confronta, per contestare ogni verità data per acquisita: il giallo, per quanto minuziosamente ricostruito, è solo il punto di partenza per una scrittura che vive della sua inimitabile attitudine alla divagazione filosofico-esistenzial-letteraria.

Santiago, Italia


bravo, bravissimo Nanni Moretti. Il suo Santiago, Italia è un racconto ultracoinvolgente sulla storia del golpe cileno (si parte dalla vittoria alle elezione di Salvador Allende e dal suo sogno di un marxismo dal volto umano boicottato dagli americani e dagli imprenditori, si passa per la brutalissima repressione seguita al colpo di stato dei militari, si descrive il coraggio dei diplomatici italiani che aprirono l’ambasciata a tutti quelli che vi cercavano rifugio, si dà spazio alla gratitudine dei cileni portati in Italia che si mescola al rimpianto per la patria perduta) ma a emergere in primo piano è soprattutto il vissuto delle persone intervistate: dall’uomo che da ragazzo che aveva creduto di poter cambiare il mondo e ora piange ricordando quell’entusiasmo perduto, alla donna che ha subito orrende torture e si è salvate dall’impazzire parlando di quanto le è successo, dai militari che ancora sostengono di aver fatto la cosa giusta per il Cile (di fronte a uno di loro, incontrato nella prigione in cui è detenuto, Nanni Moretti non ce la fa ed entra in scena a dichiarargli in faccia che non crede all’equidistanza, al perdono), alla madre che fa lanciare sua figlia come un pacchetto oltre il muro dell’ambasciata per salvarle la vita, a chi ha incrociato per l’ultima volta i parenti prima di fuggire in esilio. Che l’Italia degli anni settanta fosse un paese molto più giovane, più sognatore, più aperto di quanto sia oggi è una delle tante amare costatazioni a cui induce questa splendida riflessione in forma di documentario.

domenica 9 dicembre 2018

il sogno

i sogni sono sogni, ti ci trovi dentro, e l'unica difesa che hai, quando ti svegli è dire, era solo un sogno. Ieri sera sono andata a letto presto. Con il marito eravamo usciti a cena, tutti e due piuttosto malconci, ma c'era la gioia di dire, una settimana fa eravamo in clinica, guardaci ora. Mi sono svegliata in piena notte sentendomi addolorata, confusa, stonata. Un sogno semplice: scivolavo nel sonno e una volta sveglia sentivo il marito chiedere informazioni per un viaggio in Umbria che avrebbe fatto a capodanno con Iacopo. E io, mi dicevo disperata? Ormai sveglia, dopo essermi detta, è solo un sogno, ho pensato alla mia amica Daniela. L'altro giorno mi aveva fatto un predicozzo esortandomi a smetterla di essere un libro aperto: rilancia, fai la misteriosa, spiazzalo, esci senza dirgli dove vai, non comunicargli tutto quello che ti passa per la testa. Aveva aggiunto, fatti i colpi di sole, mettiti lo smalto rosso sulle unghie. Ho fatto quello che mi ha detto Daniela? Manco per niente. Niente smalto, niente colpi di sole, niente uscite misteriose. Ho fatto di peggio: ho raccontato al marito il mio sogno. Chi è causa del suo mal...

sabato 8 dicembre 2018

Nuvola 2

diciassette scrittori che per i cinque minuti della loro intervista si scordavano il casino che li circondava e s’immergevano sotto la mia guida nelle profondità del loro libro: questa è stata la mia Nuvola oggi. Mi ero svegliata con il mal di testa e le ossa rotte; sono molto più pimpante in questo ritorno in metropolitana che all’andata. Ogni volta mi chiedo chi me lo fa fare e ogni volta la risposta è che mi piace e mi diverte.