sabato 23 giugno 2018

Il basilico di Palazzo Galletti

non sapevo che Giuseppina Torregrossa rientrasse nell'ampia schiera dei creatori di poliziotti letterari. La sua Marò, vicequestore aggiunto, comparsa nel 2012 in Panza e prisenza, torna ora nel godilissimo romanzo Il basilico di Palazzo Galletti. Marò ha trentott'anni, gira per Palermo in Vespa, cucina piatti raffinati, è diventata capo della sezione antifemminicidio e soffre perché sente che la sua storia con il collega Sasà si sta esaurendo (ai suoi cannoli di sfoglia con spuma soffice di baccalà lui reagisce evocando i piatti semplici di sua madre e anche a letto non funziona più come una volta). Il giorno di Ferragosto, mentre Marò sta cenando con Sasà (e capendo che tra loro è tutto finito), Giulia, una giovane di buona famiglia con una malattia che le impedisce di stare al sole, viene uccisa in casa sua, a Palazzo Galletti. Marò, incaricata del caso, ha una sola riluttante alleata, la buttana Maria, che dalla sua postazione sotto il palazzo di Giulia, si faceva con lei gran chiacchierate. Turbata dalle coincidenze che l'accomunano alla vittima (l'età, la mancanza di figli, l'indipendenza), Marò non si accontenta del primo presunto colpevole e riesce in breve a scovare l'assassino. Oltre a essere ben scritta, la storia consente un'immersione completa nelle atmosfere palermitane, dalla lingua, ai cibi, alle abitudini, alla mentalità.

venerdì 22 giugno 2018

Notturno salentino

c'è del torbido in Salento: un giovane e attraente fabbro viene ritrovato cadavere in un pozzo; qualcuno gli è passato sopra con la macchina. Il pozzo è nella tenuta che la narratrice Livia e il suo compagno Boris hanno comprato per cercare di rinsaldare la loro unione, minata dalla routine con i figli. Livia è in vacanza con i due bambini e le due tate che non si sopportano, la nigeriana Cynthia e la polacca Klara; il morto se la faceva con tutt'e due. Nel romanzo di Federica De Paolis, Notturno salentino, non si salva  nessuno: non i ricchi romani e milanesi che vanno in Salento portandosi dietro la catena dei loro risentimenti privati e le loro svariate dipendenze, non gli abitanti del posto, scettici e prevenuti nei loro confronti. De Paolis, dialoghista cinematografica, è abile nel caratterizzare i personaggi attraverso i loro tic linguistici e chi ha ucciso il bell'Antonio si scopre solo nel finale che lascia l'amaro in bocca.

tutto rotto

in una sola settimana mi sono trovata senza internet a casa, con la televisione inservibile (l’audio andava e veniva), il computer che si rifiutava di farmi montare i video (memoria piena era il messaggio che continuava a comparirmi e per quanto cancellassi, il messaggio riappariva petulante e inesorabile). Il massimo è stato ieri pomeriggio salire in macchina e scoprire che la batteria era morta.  Erano le cinque e mezza, la Dear si stava svuotando e i pochi rimasti non mi davano retta. Mi è venuta l’idea di chiamare la Fiat lì vicino dove avevo fatto in passato la revisione della cinquecento e un meccanico mi ha prontamente raggiunto. L’ha fatta partire e l’ho seguito in officina dove mi ha cambiato in un istante la batteria. Il venerdì al mare da sola l’avevo già programmato; mai idea è stata più felice. Ho una borsa carica di libri, sono seduta in treno e non vedo l’ora di farmi una lunga nuotata.

mercoledì 20 giugno 2018

I formidabili Frank


di questa storia mi sono appassionata sentendo il suo autore raccontarla a Radiotre e il libro ha persino superato le mie aspettative. I formidabili Frank di Michael Frank (traduzione di Federica Aceto, Einaudi) è un romanzo di formazione molto particolare: l’io narrante viene scelto dai coltissimi zii californiani al posto del figlio che non sono riusciti ad avere e negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza subisce un indottrinamento artistico che, da una parte lo rende speciale, dall’altra lo allontana inesorabilmente dai coetanei. La vera protagonista del romanzo è Hank, la zia “una donna alta, dalle ossa grandi, la faccia tonda e gli occhi incandescenti; formidabile, la gente diceva di lei, ma mai con un tono di presa in giro… Io, semplicemente, la consideravo l’essere umano più magico che avessi mai conosciuto”. La zia lo trascina con sé in negozi d’antiquariato, gli fa ascoltare musica, leggere libri, visitare musei, lo riempie di regali, ma soprattutto non smette mai di dargli ammaestramenti come “crea bellezza tutte le volte che puoi”, “non devi mai avere paura di osare”, “integrarsi è la morte, devi distinguerti dai tuoi amici”. A scuola Frank viene bullizzato dai compagni (ce n’è in particolare uno, Albert, che lo tortura pubblicamente, ma nel pomeriggio si comporta con lui come il migliore dei compagni di studio) e invidiato dai due fratelli a cui la zia riserva minori attenzioni, finché i suoi genitori non intervengono per limitare gli effetti di questo dominio assoluto (con la complicazione che il padre di Frank è il fratello di Hank e che il marito di Hank è il fratello della madre del ragazzo e quindi per tutti loro è difficile opporsi alla loro temibile congiunta). Anche zio Irving è un fantastico personaggio: sceneggiatore di successo come la moglie, è eccentrico, acuto, ironico, elegante. Il suo unico limite è la devozione esclusiva alla donna che ha sposato e l’incapacità di porre freno al suo smodato dirigismo (Hank arreda le case di parenti e amici senza chiedere il loro consenso, dispone del tempo altrui, mette gli uni contro gli altri, sa sempre quello che è giusto e quello che è sbagliato). Inoltrandosi nell’adolescenza, Frank comincia a vedere i limiti della zia e la fa infuriare perché tenta di sottrarsi alla sua influenza; infine scappa fino in Italia per trovare un posto in cui lei non lo possa raggiungere e con cui lei non abbia legami. È molto bella anche la descrizione degli ultimi giorni dello zio in ospedale, con Frank che riesce a convincere Hank per una volta a non mettersi al centro e a lasciar andare l’uomo che ama, evitando l’accanimento terapeutico. Ho citato tanto, mi permetto un’ultima citazione: “penso che questa sia la lezione fondamentale che i rapporti familiari prolungati hanno da offrirti: impari ad andare avanti, nonostante tutto, senza aspettarti che la gente diventi ciò che non è capace di diventare. Oppure vai a vivere in un posto lontanissimo da quello dove sei cresciuto e non torni più indietro.”

martedì 19 giugno 2018

ritorno a casa

con due valigie più grandi di lei la figlia ha abbandonato Milano e i suoi rumorosi Navigli ed è tornata a casa con un crescendo di voti che ha dell’incredibile. Ora la aspettano due mesi di vacanza e poi la full immersion a San Diego. Così me la ritrovo per casa, esigente e disordinata, umorale, imprevedibile. Su sua richiesta ho organizzato per noi due una gita ad Assisi: lei puntava alle Terme, io a Giotto, se riusciamo ad arrivarci (non si sa chi di noi è più scarsa al volante), dovremmo riuscire a soddisfare entrambe le esigenze. Sempre se non litighiamo prima del 29. Quest’annetto senza figli che mi spaventava tanto è volato. Cosa ho fatto? Ho letto, letto, letto e la solitudine si è popolata.

lunedì 18 giugno 2018

Il profumo bruciò i suoi occhi

prima muore il padre in un incidente d’auto (ma erano già mesi che non dava sue notizie), poi è il nonno ad avere un attacco di cuore. Matthew si occupa della madre, caduta in un grave stato depressivo, finché lei non si riscuote e decide di usare i soldi dell’eredità per trasferirsi a Manhattan. Il diciassettenne cresciuto nel Queens si trova proiettato in un mondo diverso e scopre che nel sontuoso palazzo in cui vanno ad abitare c’è un inquilino straordinario: si tratta di Lou Reed. Siamo nel 1976 e il romanzo di di Michael Imperioli Il profumo bruciò i suoi occhi, pubblicato da Neri Pozza nella traduzione di Serena Prina, racconta l’incontra il giovane in difficoltà e l’artista maledetto che lo prende in simpatia. Tra gli impegni scolastici e le uscite notturne insieme a Lou Reed,  Matthew ha il tempo di innamorarsi perdutamente di una compagna di scuola bella intelligente e tenebrosa, Veronica, che lo coinvolge in una sordida avventura. Il debutto narrativo di Michael Imperioli, attore e sceneggiatore della serie I soprano è un romanzo di formazione sui generis, pieno di cupezze, ma illuminato dal fascino bizzarro di un personaggio molto amato dallo scrittore e dal suo protagonista.